Le origini di Ergovanga affondano le loro radici nella storia delle comunità agricole e nella necessità di autosufficienza che ha caratterizzato il mondo contadino per secoli.
Da sempre le condizioni di vita dei contadini Russi sono state difficilissime e anche dopo la rivoluzione dell’Ottobre 1917, con l’avvento del comunismo, rimasero molto dure e spesso drammatiche, infatti la situazione si aggravò ulteriormente durante gli anni della guerra civile (1918-1920).
Il comunismo di guerra, la politica economica adottata da Lenin dal 1918 al 1921, prevedeva il razionamento dei beni di consumo e la confisca dei prodotti agricoli.
Questa politica provocò una forte opposizione dei possidenti terrieri (i cosiddetti Kulaki) che si ribellarono in diverse regioni della Unione Sovietica come la Russia, la Siberia, l’Ucraina e il Caucaso.
La NEP e il suo impatto temporaneo
Per placare le proteste, Lenin introdusse nel 1921 la NEP (Nuova Politica Economica), che consentiva ai contadini dei proprietari terrieri di vendere una parte del raccolto sul mercato e di pagare le loro tasse in denaro anziché in natura.
La NEP migliorò temporaneamente le condizioni di vita dei contadini ma non risolse i problemi strutturali dell’agricoltura Sovietica.
L’ascesa di Stalin e l’abbandono della NEP
Con l’ascesa al potere di Stalin, nel 1928, la NEP fu abbandonata e i contadini furono sottoposti a un regime di collettivizzazione forzata delle terre che li privava della loro proprietà e li obbligava a lavorare in grandi fattorie statali chiamate Kolkhoz.
Queste fattorie erano inefficienti e mal gestite e producevano scarsi raccolti che non bastavano a sfamare la popolazione.
Molti contadini cercarono di resistere nascondendo parte del raccolto o sabotando le macchine agricole, ma furono puniti con la fame, la violenza e la repressione.

L’eredità agricola russa e le origini dell’orto familiare
Gli orti che erano rimasti assegnati ai contadini per uso proprio erano di dimensioni molto piccole, spesso non superiori a 0,5 ettari, chiamati Dacha, e che i contadini coltivavano dopo il lavoro nelle fattorie collettive ed è da queste piccole proprietà che riuscivano a integrare il loro reddito e la loro dieta spesso carente, non solo per loro ma anche per le loro piccole comunità.
Naturalmente non disponevano di nessun macchinario ma, fortunatamente, in un paese con una lunghissima e mai facile tradizione agricola e in un ambiente in cui la necessità di strumenti pratici e robusti era sempre stata fondamentale, le comunità agricole si erano sempre basate sull’autosufficienza dovendo fare affidamento su strumenti che potevano essere realizzati localmente con i materiali disponibili valorizzando la semplicità e la funzionalità nella progettazione degli oggetti.
La vanga russa: simbolo di semplicità e funzionalità
La vanga russa era il frutto di questa filosofia: semplicità e funzionalità, abbinando il lavoro della forca con il lavoro della zappa in uno strumento così “leggero” e dall’uso così semplice da poter essere adoperato, senza uno sforzo particolare, anche da una donna.
Questa vanga è lo strumento in uso ancora oggi con il termine equivalente a “pala miracolosa” in Italiano.
Le condizioni di vita dei contadini Russi rimasero precarie e arretrate fino alla fine del comunismo decretato il 26 Dicembre 1991 ma ancor oggi nelle campagne, i piccoli appezzamenti e orti personali, sono lavorati con questo tipo di vanga costruita per uso personale o localmente a livello artigianale.
Dal passato al presente: l’Ergovanga come evoluzione della tradizione
Non potendola importare abbiamo prodotto questa vanga in Europa migliorandone, per quanto possibile, la qualità e la funzionalità, l’abbiamo chiamata Ergovanga ed è adesso disponibile per la vendita come vanga per orto pensata per un’agricoltura efficiente, semplice e accessibile.



